Contratto scaduto il 31 Dicembre? Ecco come chiedere la NASpI subito senza perdere soldi
Chiedi la NASpI entro 8 giorni per non perdere soldi e tempo: decorrenza, requisiti, IBAN, SIISL e errori comuni da evitare.

Il Capodanno del Lavoratore e la “Bussola” per il 2026
Per centinaia di migliaia di lavoratori italiani, il 31 dicembre non segna solo la fine dell’anno solare, ma la scadenza improrogabile del contratto di lavoro. È una data fatidica, uno spartiacque che divide la sicurezza dello stipendio dall’incognita della disoccupazione.
In questa guida analizzeremo ogni singolo dettaglio. Sfateremo i miti da bar (“se mi licenzio prendo la disoccupazione”), vi spiegheremo i trucchi del mestiere per massimizzare l’importo e, soprattutto, vi insegnerò a rispettare la Regola d’Oro degli 8 Giorni. Perché, e ve lo dico subito con la massima franchezza, nel mondo della NASpI il tempo è letteralmente denaro. Aspettare che passino le feste per fare domanda è l’errore più costoso che possiate commettere.
La Corsa Contro il Tempo (La Regola d’Oro)
Il mito dei “68 giorni” e la trappola nascosta
Quando un lavoratore perde il posto, spesso sente dire: “Tranquillo, hai più di due mesi per fare la domanda”. È vero, la legge stabilisce un termine di decadenza di 68 giorni dalla cessazione del rapporto di lavoro. Tuttavia, affidarsi a questa scadenza è la trappola più pericolosa in cui possiate cadere. C’è una differenza abissale tra “avere tempo per fare domanda” e “fare domanda per prendere tutti i soldi”.
Il meccanismo della NASpI prevede un periodo di “carenza”, ovvero un periodo di tempo iniziale durante il quale l’indennità non spetta o non viene pagata, a seconda di quando vi attivate. La normativa prevede che l’indennità decorra dall’ottavo giorno successivo alla data di cessazione del rapporto di lavoro, ma solo se la domanda è stata presentata entro l’ottavo giorno.
Come funziona il meccanismo (Spiegazione pratica)
Immaginiamo la vostra situazione specifica. Il vostro contratto scade il 31 Dicembre 2025. Dal 1° Gennaio siete ufficialmente disoccupati.
La legge dice che i primi 8 giorni (dal 1° all’8 Gennaio) sono un periodo “neutro” di attesa obbligatoria. Nessuno viene pagato per questi primi 8 giorni. Il pagamento teorico inizia sempre dal 9° giorno (il 9 Gennaio).
Qui scatta la biforcazione che determina se perderete soldi o meno:
- Lo scenario vincente (Domanda entro l’8 Gennaio):
Se presentate la domanda all’INPS tra il 1° e l’8 Gennaio, l’Istituto considera la vostra richiesta tempestiva. Il pagamento partirà retroattivamente dal 9 Gennaio. Non perdete nemmeno un euro di quelli potenzialmente pagabili. Avete salvato l’intero importo mensile. - Lo scenario perdente (Domanda dopo l’8 Gennaio):
Molti pensano: “Ora mi godo l’Epifania, sistemo le cose con calma e vado al Patronato il 20 Gennaio”. Errore gravissimo. Se presentate la domanda il 20 Gennaio (quindi dopo l’ottavo giorno), l’INPS non vi pagherà dal 9 Gennaio. La legge dice che, in caso di presentazione tardiva, il pagamento parte dal giorno successivo alla presentazione della domanda.
In questo esempio: facendo domanda il 20 Gennaio, la NASpI partirà dal 21 Gennaio.
Calcoliamo la perdita economica
Che fine hanno fatto i giorni dal 9 al 20 Gennaio? Sono persi per sempre. L’INPS non ve li restituirà alla fine, non li recupererete mai. Sono soldi che avete lasciato sul tavolo per pura inerzia o disinformazione.
Facciamo due conti in tasca, basandoci sui massimali 2025:
- Supponiamo che la vostra NASpI sia di circa 1.200 euro netti al mese (una cifra media per un buon stipendio).
- Questo significa che ogni giorno di disoccupazione vale circa 40 euro.
- Se aspettate e fate domanda il 25 Gennaio invece che il 7 Gennaio, perdete circa 16 giorni di copertura (dal 9 al 25).
- 16 giorni x 40 euro = 640 euro persi.
Capite ora perché insistiamo tanto? Aspettare due settimane per “smaltire il panettone” vi può costare più di seicento euro. È un lusso che chi ha perso il lavoro non può permettersi.
La gestione dei giorni festivi e dei weekend
Nel 2025/2026, il 1° Gennaio è festivo, il 6 Gennaio è festivo. I sabati e le domeniche non contano come estensione dei termini se si utilizza il canale telematico, che è sempre aperto.
Anche se i nostri uffici di Patronato potrebbero essere chiusi nei giorni rossi, il portale dell’INPS non chiude mai. Se vi trovate all’ultimo giorno utile (l’8 Gennaio) e non riuscite a prendere appuntamento, la procedura d’urgenza è fare la domanda da soli con lo SPID o contattare il Contact Center. Ma la pianificazione è tutto: venite da noi subito, o prenotatevi per i primissimi giorni di gennaio.
Tabella Operativa delle Scadenze (Caso Scadenza 31/12/2025)
| Data Presentazione Domanda | Decorrenza Pagamento (Inizio Soldi) |
Giorni di Soldi Persi | Valutazione dell’Operatore |
|---|---|---|---|
| 2 Gennaio – 8 Gennaio | Dal 9 Gennaio | 0 Giorni |
ECCELLENTE.
Hai massimizzato il diritto. Non hai perso nemmeno un euro. |
| 9 Gennaio | Dal 10 Gennaio | 1 Giorno | Accettabile, ma peccato per quel giorno perso. |
| 20 Gennaio | Dal 21 Gennaio | 12 Giorni |
GRAVE.
Hai perso quasi metà mese di sussidio per il ritardo. |
| 1 Febbraio | Dal 2 Febbraio | 24 Giorni |
DISASTROSO.
Hai regalato praticamente un mese intero all’INPS. |
| 10 Marzo | NESSUN PAGAMENTO | TUTTO |
DECADENZA.
Domanda respinta per superamento termini (oltre 68 gg). Diritto perso per sempre. |
L’eccezione della Malattia o Maternità
C’è un solo caso in cui potete “respirare”. Se il vostro contratto scade il 31 Dicembre ma voi in quel momento siete in malattia (certificato medico inviato all’INPS), in infortunio o in maternità obbligatoria, il conteggio degli 8 giorni viene congelato.
Il termine degli 8 giorni inizierà a decorrere solo dalla fine dell’evento di malattia o maternità.
- Esempio: Contratto scade il 31/12. Siete in malattia fino al 15 Gennaio. Potete fare domanda tra il 16 e il 23 Gennaio (i famosi 8 giorni successivi alla fine della malattia) e non perderete nulla. La NASpI partirà dalla fine della malattia.
L’Identikit del Beneficiario (A chi spetta davvero)
Non basta aver smesso di lavorare per avere diritto alla NASpI. La filosofia della legge sulla disoccupazione è chiara: si aiuta chi ha perso il lavoro involontariamente. Se siete stati voi a decidere di andarvene, salvo eccezioni gravissime, lo Stato non vi aiuta. Vediamo nel dettaglio le categorie, analizzando i casi limite e le zone d’ombra.
1. La Scadenza del Contratto a Termine (Il caso del 31/12)
Questa è la situazione “regina” di fine anno. È il caso più semplice e lineare.
- La Situazione: Avevate un contratto a tempo determinato (stagionale, sostituzione maternità, o semplice termine fisso) che riportava la data del 31 Dicembre 2025 come ultimo giorno.
- Il Diritto: Spetta SEMPRE.
- Dettagli importanti: Non importa se l’azienda vi aveva verbalmente proposto un rinnovo e voi avete declinato (a meno che non ci sia un rifiuto formale tracciato in procedure specifiche, cosa molto rara). La naturale scadenza del contratto è, per definizione, una perdita involontaria dell’occupazione. L’INPS vede il flusso telematico con la causale “Scadenza Termine” e paga.
2. Il Licenziamento (Quando l’azienda ti manda via)
- Licenziamento Economico (Giustificato Motivo Oggettivo): L’azienda è in crisi, chiude il reparto, o semplicemente sopprime la vostra posizione. Avete pieno diritto alla NASpI.
- Licenziamento Disciplinare (Giusta Causa o Giustificato Motivo Soggettivo): Qui c’è molta confusione. Molti lavoratori pensano: “Ho litigato col capo, ho fatto un errore grave, mi hanno licenziato per colpa mia… non mi daranno la disoccupazione”. SBAGLIATO. La NASpI è una misura di sostegno al reddito, non un premio di condotta. Anche se siete stati licenziati per un furto o per assenze ingiustificate, la disoccupazione vi spetta comunque. La perdita del lavoro è comunque considerata “involontaria” (nel senso che è stato il datore a troncare il rapporto). L’unica sanzione prevista è che la decorrenza del pagamento slitta di 30 giorni (i soldi arrivano un mese dopo), ma l’importo e la durata non cambiano.
3. Le Dimissioni: Il Campo Minato
Qui è dove si commettono gli errori più tragici. La regola generale è: chi si dimette volontariamente NON ha diritto alla NASpI. Se scrivete una lettera dicendo “mi dimetto per motivi personali”, l’INPS rigetterà la domanda all’istante.
Esistono però due enormi eccezioni che dovete conoscere.
A. Dimissioni per Giusta Causa
Si verificano quando il comportamento del datore di lavoro è talmente grave da non permettere la prosecuzione del rapporto, nemmeno per un giorno. In questo caso, siete stati costretti a dimettervi.
Le cause principali riconosciute nel 2025 sono 6:
- Mancato pagamento dello stipendio: È il caso classico. Se non ricevete lo stipendio per almeno 2 o 3 mensilità (la giurisprudenza varia, ma 3 mesi è una soglia di sicurezza), potete dimettervi per giusta causa.
- Mobbing e Vessazioni: Se subite pressioni psicologiche insostenibili volte a farvi andare via. (Attenzione: serve documentazione molto forte, come sentenze o denunce).
- Molestie sessuali: Diritto immediato alla dimissione per giusta causa.
- Demansionamento grave: Viene tolto il vostro ruolo e venite messi a non fare nulla o a fare mansioni nettamente inferiori senza giustificazione.
- Trasferimento illegittimo: Se vi spostano in una sede a più di 50km senza le ragioni tecniche previste dalla legge.
- Mancato versamento dei contributi: Se grave e reiterato.
Attenzione alla procedura: Non basta scrivere “mi dimetto per giusta causa”. Quando fate le dimissioni telematiche sul portale del Ministero del Lavoro (o tramite noi al Patronato), dobbiamo selezionare specificamente la causale “Dimissioni per Giusta Causa”. Successivamente, alla domanda NASpI, dovremo allegare le prove (es. diffide di pagamento inviate via PEC, denunce all’Ispettorato del Lavoro). Senza prove, l’INPS sospende la pratica.
B. Dimissioni nel Periodo Tutelato (Genitori)
Questa è una tutela fortissima per la famiglia.
- Madri: Se vi dimettete (anche volontariamente) durante la gravidanza o fino al compimento di 1 anno di vita del bambino, avete diritto alla NASpI piena.
- Padri: Stesso diritto se hanno fruito del congedo di paternità obbligatorio, fino all’anno del bambino.
- Procedura: Queste dimissioni non si fanno online col “clic”. Devono essere convalidate dall’Ispettorato Territoriale del Lavoro. Dovete andare lì, farvi rilasciare il foglio di convalida, e portarlo a noi per la domanda NASpI.
4. La Risoluzione Consensuale
Se vi sedete a tavolino col capo e dite “chiudiamola qui di comune accordo”, normalmente la NASpI non spetta.
L’unica eccezione è la risoluzione consensuale avvenuta nell’ambito della procedura di conciliazione presso l’Ispettorato del Lavoro (obbligatoria per licenziamenti economici in aziende grandi pre-Jobs Act o specifiche procedure sindacali). Se la risoluzione avviene lì, davanti a un funzionario statale, la NASpI è salva.5
Chi è escluso (Lista nera)
- Chi si dimette volontariamente senza giusta causa.
- I lavoratori che non hanno maturato i requisiti contributivi minimi (13 settimane negli ultimi 4 anni).
- I dipendenti pubblici a tempo indeterminato (per loro vigono regole diverse).
- Collaboratori non iscritti alla gestione separata in via esclusiva (casistiche rare).
I Requisiti Contributivi (La Matematica dell’Accesso)
Avere un contratto scaduto non basta. Bisogna aver lavorato “abbastanza” nel passato recente. Nel 2025, il requisito fondamentale rimane quello delle 13 settimane.
Le “13 Settimane” negli ultimi 4 anni
L’INPS guarda indietro nel tempo per 4 anni a partire dalla data di disoccupazione. In questo arco temporale, dovete avere almeno 13 settimane di contributi versati
- Cosa significa? Non servono 13 settimane consecutive. Possono essere spezzettate. Una settimana qui, due là. L’importante è che la somma faccia 13.
- Attenzione ai part-time verticali o ciclici: Se lavorate solo alcuni giorni al mese, l’INPS potrebbe non riconoscere tutte le settimane se la retribuzione è troppo bassa (sotto il minimale). Tuttavia, le recenti riforme hanno migliorato molto la copertura per i part-time ciclici.
Le “30 giornate”? Non servono più!
Se avete letto vecchie guide su internet, potreste trovare il requisito delle “30 giornate di lavoro effettivo nell’ultimo anno”. Dimenticatelo. È stato abolito già da qualche tempo. Oggi contano solo le 13 settimane nel quadriennio. Questo è un grande vantaggio per chi ha lavorato poco nell’ultimo anno ma molto in quelli precedenti.
Quanto si Prende? (Soldi e Calcoli)
Arriviamo al dunque: l’assegno. Non aspettatevi di prendere lo stesso stipendio che avevate lavorando. La NASpI è un ammortizzatore, non un sostituto perfetto del salario.
La Formula del 75% (Il calcolo base)
Il calcolo parte dalla vostra retribuzione media mensile degli ultimi 4 anni. L’INPS somma tutti gli stipendi lordi imponibili di questo periodo e li divide per le settimane lavorate. Poi moltiplica per 4,33.
- Fino a 1.436,61 € (Soglia 2025): Se la vostra media mensile è pari o inferiore a questa cifra (valore stimato per il 2025), prendete il 75% secco.
- Esempio: Media di 1.000€ -> NASpI di 750€.
- Esempio: Media di 1.000€ -> NASpI di 750€.
- Sopra 1.436,61 €: Se guadagnavate di più, il calcolo cambia. Prendete il 75% della soglia (1.436,61€) più il 25% della parte eccedente.
- Esempio: Media di 2.000€.
- 75% di 1.436,61 = 1.077,45 €
- Eccedenza (2.000 – 1.436,61) = 563,39 €
- 25% dell’eccedenza = 140,84 €
- Totale Lordo = 1.218,29 €
- Esempio: Media di 2.000€.
Il Massimale 2025 (Il “Muro” invalicabile)
Attenzione: non importa quanto fosse alto il vostro stipendio, la NASpI ha un tetto massimo invalicabile. Per il 2025, questo massimale è fissato a 1.562,82 euro lordi.
Anche se eravate dirigenti da 5.000 euro al mese, la vostra disoccupazione non supererà mai i 1.562,82 euro lordi.
- Quanto sono netti? Togliendo le trattenute IRPEF (le tasse), che variano in base alla vostra situazione, l’assegno massimo netto si aggira solitamente tra i 1.250 e i 1.350 euro.
Il “Decalage”: L’assegno che si rimpicciolisce
La NASpI non resta uguale per sempre. È progettata per spingervi a cercare un nuovo impiego, quindi col tempo l’importo scende. Questo meccanismo si chiama décalage.
L’importo si riduce del 3% ogni mese. Ma da quando?
- Se avete meno di 55 anni: La riduzione scatta dal 6° mese di pagamento. I primi 5 mesi sono pieni, al sesto mese prendete il 97%, al settimo il 94% (del precedente) e così via.
- Se avete 55 anni o più: La riduzione scatta dall’8° mese. Avete due mesi di “grazia” in più a importo pieno.
Durata della NASpI
Per quanto tempo vi pagano? La regola è semplice: la NASpI dura per un numero di settimane pari alla metà delle settimane lavorate negli ultimi 4 anni.
- Avete lavorato ininterrottamente per 4 anni? Avrete 24 mesi (2 anni) di disoccupazione.
- Avete lavorato solo 1 anno? Avrete 6 mesi di disoccupazione.
È un sistema a specchio dimezzato: 2 mesi di lavoro generano 1 mese di copertura.
Documenti e Burocrazia (La “Valigetta” del Disoccupato)
Quando ci contatterete (o se decidete di fare da soli online), dovete avere tutto pronto. La mancanza di un documento banale può bloccare la pratica per settimane. Ecco la lista definitiva per il 2025.
1. Documenti d’Identità
- Carta d’Identità: Controllate che non sia scaduta.
- Codice Fiscale: La tessera sanitaria.
- Permesso di Soggiorno: Per i cittadini extracomunitari è fondamentale. Se è in fase di rinnovo, serve la ricevuta della posta (il “cedolino”).
2. Ultima Busta Paga
Serve per estrarre i dati precisi dell’azienda e la data di fine rapporto. Portatela sempre, anche se l’ultima non è ancora stata elaborata dal datore di lavoro, portate la penultima. Questo aiuta a capire il vostro inquadramento.
3. Lettera di Cessazione o Contratto
- Se scadenza termine: Portate il contratto di assunzione dove si legge la data “31/12/2025”.
- Se licenziamento: La lettera di licenziamento consegnata a mano o arrivata via raccomandata.
- Se dimissioni giusta causa: La ricevuta delle dimissioni telematiche e la documentazione probatoria (diffide, ecc.).
4. Il Codice IBAN (Attenzione Massima!)
Questo è il punto dove avvengono il 90% dei blocchi di pagamento.
- Intestazione: L’IBAN deve essere di un conto o carta intestato o cointestato a VOI. Non potete usare il conto della mamma o del marito. L’INPS fa un controllo automatico col codice fiscale: se non coincidono, il bonifico non parte.
- Tipo di conto: Vanno bene conti correnti bancari, postali, e carte prepagate dotate di IBAN (es. Postepay Evolution). Non vanno bene i vecchi libretti di risparmio al portatore.
- Niente più SR163: Fortunatamente, non serve più andare in banca a far timbrare il modulo SR163. L’INPS ora verifica telematicamente. Basta il codice scritto correttamente.
Capitolo 6: L’Obbligo Digitale (SIISL, PAD e DID)
Nel 2025 non basta più fare la domanda e aspettare i soldi. C’è una parte attiva che dovete svolgere obbligatoriamente sulle nuove piattaforme digitali. Se ignorate questi passaggi, rischiate sanzioni o il blocco dei pagamenti.
1. La DID (Dichiarazione di Immediata Disponibilità)
Questa è facile. Quando presentiamo la domanda di NASpI, in automatico trasmettiamo all’ANPAL anche la DID. È la dichiarazione ufficiale con cui dite allo Stato: “Sono disoccupato e pronto a lavorare”. Consideratela fatta con l’invio della domanda.
2. Piattaforma SIISL e PAD
Qui le cose si complicano un po’. Dopo aver fatto domanda NASpI, dovete registrarvi sulla piattaforma SIISL (Sistema Informativo per l’Inclusione Sociale e Lavorativa).15
Dovete accedere (con SPID o CIE) e sottoscrivere il PAD (Patto di Attivazione Digitale). È un accordo virtuale in cui confermate i vostri dati e vi impegnate a partecipare alle misure di politica attiva.
- Quando farlo? Subito dopo la domanda NASpI.
- Chi lo fa? Potete farlo da soli o chiedere supporto al Patronato (verificate se il vostro ufficio offre questo servizio specifico, poiché non tutti i patronati gestiscono il PAD direttamente, a volte lo fanno le Agenzie per il Lavoro).
3. L’Appuntamento al Centro per l’Impiego (Il Patto di Servizio)
Dopo l’iscrizione al SIISL, verrete contattati dal Centro per l’Impiego (CPI) competente per il vostro domicilio. Dovrete andarci (fisicamente o in videochiamata, a seconda della regione) per firmare il Patto di Servizio Personalizzato (PSP).
In questo incontro, un operatore profilerà le vostre competenze e vi assegnerà un percorso (formazione, riqualificazione, offerte di lavoro).
- Se non mi presento? Se saltate gli appuntamenti senza certificato medico o giustificato motivo, scattano le sanzioni:
- Taglio di 1/4 di mensilità.
- Taglio di 1 mensilità intera.
- Decadenza totale dalla NASpI.
Non prendete questi appuntamenti alla leggera.
Lavorare con la NASpI (Compatibilità e Limiti)
Uno dei dubbi più grandi è: “Se trovo un lavoretto, perdo tutto?”. La risposta è rassicurante: la NASpI è molto flessibile, permette di lavorare entro certi limiti.
Lavoro Dipendente (Subordinato)
Se trovate un nuovo lavoro dipendente:
- Se guadagnate meno di 8.500 € l’anno: Potete mantenere la NASpI. L’INPS però ridurrà il vostro assegno di un importo pari all’80% di quello che guadagnate col nuovo lavoro. In pratica, l’INPS vi integra lo stipendio basso. Dovete obbligatoriamente comunicare il reddito presunto all’INPS (modello NASpI-Com) entro 30 giorni dall’inizio del lavoro.
- Se il contratto dura meno di 6 mesi (anche se superate 8.500€): La NASpI viene sospesa per la durata del contratto. Quando il contratto finisce, la NASpI si “risveglia” e riparte da dove si era interrotta. Non perdete i giorni residui.
- Se il contratto supera i 6 mesi e il reddito supera 8.500€: La NASpI decade. La perdete definitivamente.
Lavoro Occasionale (Voucher / PrestO)
Se lavorate con i voucher (es. Libretto Famiglia):
- Fino a 5.000 euro netti all’anno: C’è cumulabilità totale. Potete prendere NASpI intera + 5.000€ di voucher. Non dovete comunicare nulla all’INPS. È la forma di lavoro più compatibile.
Partita IVA e Lavoro Autonomo
Volete mettervi in proprio?
- Limite di reddito: Potete mantenere la NASpI se il reddito annuo dell’attività autonoma non supera i 5.500 euro. Anche qui, l’assegno viene ridotto dell’80% del reddito dichiarato.
- L’Anticipo NASpI (Il Bonus Imprenditori): Questa è una “chicca” incredibile. Se aprite una Partita IVA (ditta individuale, socio lavoratore di cooperativa, o sottoscrizione di capitale sociale di coop), potete chiedere all’INPS di liquidarvi tutta la NASpI residua in un’unica soluzione.
- Esempio: Avete diritto a 20.000 euro di NASpI nei prossimi due anni? Potete chiedere di averli tutti subito sul conto per avviare la vostra impresa.
- Vincolo: Non dovete accettare un lavoro dipendente per tutto il periodo coperto dall’anticipo, altrimenti dovete restituire i soldi.
L’Alternativa per le Partite IVA (ISCRO 2025)
Ho parlato molto di dipendenti, ma cosa succede se il 31 Dicembre chiudete una Partita IVA? La NASpI non vi spetta. Per voi, lavoratori autonomi iscritti alla Gestione Separata, esiste l’ISCRO (Indennità Straordinaria di Continuità Reddituale e Operativa).
Per il 2025, i requisiti per l’ISCRO sono specifici:
- Essere iscritti alla Gestione Separata e non avere pensione.
- Avere prodotto nell’anno precedente (2024) un reddito inferiore al 70% della media dei redditi dei due anni prima (2022-2023).
- Avere un reddito dichiarato non superiore a 12.648 euro (valore indicativo rivalutato).
- Avere la Partita IVA attiva da almeno 3 anni.
- Essere in regola con i contributi.
L’importo dell’ISCRO va da un minimo di 252,00 euro a un massimo di 806,40 euro al mese per 6 mesi. Se rientrate in questa categoria, non chiedete la NASpI, chiedete l’ISCRO!